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Climoscurati: il "climapensiero libero"

Dibattito sul clima (parte seconda)

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Hansens_1988_Projections_compared_to_ObservationsScritto da Guido Botteri

Nel primo articolo ci siamo occupati del diritto al dubbio. Ora perfezioneremo quel concetto andando a dare qualche occhiatina tutto sommato abbastanza superficiale a questa vantata, granitica certezza, tale da indurre taluni a insultare gli scettici col nome di "negazionisti".

Abbiamo detto che un tale termine avrebbe senso se fossimo di fronte ad una teoria certa al 100%.

Altrimenti quello che manca al 100% giustifica il dubbio, per molto o poco che sia.

Ora, io credo che la parola "certezza" non abbia diritto di esistenza nella Scienza. La Scienza è per definizione "in progress", sempre pronta a nuove conoscenze, e a perfezionamenti o cambiamenti di cose che si ritenevano consolidate. Ne è un esempio la relatività che ci ha dimostrato che perfino la consolidata scienza classica può (e deve) essere aggiornata quando si fanno nuovi passi avanti. Nulla è "settled" per sempre, nulla è al disopra di dubbi e verifiche e confronti con la realtà dei nuovi riscontri e delle nuove scoperte. Nulla che faccia parte della Scienza, e non di politica, o ideologia o interessi particolari.

Prendiamo la scienza che è considerata da molti "la scienza esatta", la matematica. Essa parte da dei postulati, e cioè da cose "ritenute" vere per evidenza, ma non dimostrabili. Uno di questi è il postulato di Euclide, che per un punto passa una sola retta parallela ad una retta data. La geometria classica si basa su di esso, ma esistono altre geometrie che negano questo postulato, le geometrie non-euclidee, e che sono riconosciute rigorose anch'esse. Quanto fa "1+1" ? Nell'algebra comune fa "2", ma nell'algebra di Boole fa "1", ed è quella che usano i circuiti, e il computer al suo interno.

Voglio dire che l'ergersi sdegnati contro coloro che manifestano dubbi è un atteggiamento assai poco scientifico. Direi che sia un atteggiamento politico, ideologico o che nasconde chissà quali interessi, o ignoranza.

Dunque, non dovremmo nemmeno andare a vedere il bluff della certezza. Basterebbe dire "nella Scienza la certezza NON esiste".

Ma noi qualche occhiatina vogliamo darla lo stesso, a titolo esemplificativo, per renderci conto di su cosa si basi questa granitica "certezza" che ci ostentano.

Si potrebbe parlare di Stephen Schneider.

da:

http://en.wikipedia.org/wiki/Stephen_Schneider

[ In 1971, Schneider was second author on a Science paper with S. I. Rasool titled "Atmospheric Carbon Dioxide and Aerosols: Effects of Large Increases on Global Climate" (Science 173, 138–141). This paper used a 1-d radiative transfer model to examine the competing effects of cooling from aerosols and warming from CO2. The paper concluded:

However, it is projected that man's potential to pollute will increase 6 to 8-fold in the next 50 years. If this increased rate of injection... should raise the present background opacity by a factor of 4, our calculations suggest a decrease in global temperature by as much as 3.5 °C. Such a large decrease in the average temperature of Earth, sustained over a period of few years, is believed to be sufficient to trigger an ice age. However, by that time, nuclear power may have largely replaced fossil fuels as a means of energy production. ]

Il punto significativo di quanto riportato è che i suoi calcoli, dice Schneider, gli suggerivano, nel 1971 (a poco dall'enunciazione del futuro problema nr 1 dell'umanità, l'AGW) un decremento di temperatura di 3,5 gradi, sufficiente, dice lui, a far partire un'era glaciale, sempre che continuasse (naturalmente).

Prima di proseguire in questi esempi vorrei chiarire che io non contesto la possibilità di sbagliare, errare humanum est, ma contesto vivamente la pretesa di infallibilità (che sta dietro la parola "negazionisti") da parte di persone che, com'è ovvio e normale, poi sbagliano, e non conoscono il sistema climatico con quella profondità e certezza che millantano. Non perché non siano bravi, questo non è in discussione, ma perché la materia non è ancora arrivata a quella maturità che vorrebbero millantare, e ancora nasconde molte incertezze, molti misteri, molti segreti.
Vedremo nella prossima parte qualche errore, a titolo di esempio, ma trovo interessante concludere per ora (per mantenere l'articolo in dimensioni leggibili) con un'inquietante invito a dar per certo ciò che certo NON è.

da:

http://www.nature.com/nclimate/journal/v1/n1/full/nclimate1079.html

[ Over on The Benshi (http://go.nature.com/pey6vi), Randy Olson bemoans the reporting of such results with all of their qualifiers, caveats and uncertainties. Olson declares — à la  late legal-eagle Johnny Cochran — that “if uncertainty is conveyed, credibility will fade.” He gives a stern warning to science communicators about the perils of entering the minefield of conveying uncertainty — a task that can, fears Olson, easily add to the junk pile of alarmism. ]

cioè questo Randy Olson lamenta che si riportino tutti i caveat e le incertezze, come se riportare incertezze possa far perdere in credibilità. E così dà un severito monito ai comunicatori scientifici di non entrare nel "campo minato" del riportare incertezze...

Così, con un'operazione scientificamente inaccettabile, si spaccia per certo ciò che certo NON è !

Lo trovo, sinceramente, inaccettabile.

Secondo me.

Guido Botteri

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