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Il TEMPO sino a fine anno: proviamo a risolvere il REBUS

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Che tempo ci dobbiamo aspettare tra Santo Stefano e i primi giorni di gennaio?

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Come raccomanda giustamente il collega Emanuele Valeri in questo articolo di stamattina, buttarsi in previsioni a lunga gittata di questi tempi non è proprio aria. ll target indicato, che ci porta a cavallo di fine anno, è stato volutamente preso in considerazione, solo perchè alcune roboanti titolate da parte di siti più o meno accreditati, insistono nel seppellire la nostra Italia sotto neve e gelo del proprio periodo compreso tra Santo Stefano e i primi di gennaio.

Cosa c’è di vero in tutto questo? Considerando le fonti cui gli autori dei suddetti articoli si sono “ispirati” (4 corse deterministiche al giorno, modelli fatti in casa, sensazioni personali, roulette, cabala e altre analoghe amenità), praticamente zero.

E intanto gli utenti delle previsioni meteorologiche si infervorano: “possibile che si sia andati su Marte e non si sia ancora capaci di prevedere il tempo che farà tra una settimana”? Dovete sapere che a volte, cari lettori, determinate condizioni possono imporre un alt alle nostre analisi. La scienza dice “stop”. Andare oltre vuol dire sparare a caso e farlo in mala fede.

Utilizzando gli opportuni strumenti però, è possibile osare e spingersi una manciata di ore più in là e, senza alcuna pretesa, si possono comunque reperire interessanti informazioni.

In questo caso ci siamo serviti delle 20 corse d’ensemble elaborate dal modello americano GFS e dalle 50 elaborate dal modello inglese ECMWF. Perchè proprio questi modelli? Perchè tecnicamente risultano i migliori al mondo: migliori tecniche di assimilazione dati iniziali, miglior capacità di calcolo, miglior descrizione fisica dei processi, miglior risoluzione di griglia, migliori coefficienti di correlazione (affidabilità) e via dicendo.

E veniamo al dunque: cosa ci dobbiamo aspettare nel periodo compreso tra il 26 dicembre e il 2-3 gennaio?

HOVMOLPer comprenderlo, dobbiamo partire ancor da più lontano e utilizzare come start uno strumento particolarmente sofisticato, seppur dal nome impossibile: il diagramma di Hovmoller (lo vedete nella figura qui a fianco).

Questo "illeggibile geroglifico" ci dice che  tra il 28 dicembre e il 2 gennaio si nota un campo di anomalie positive a carico dell’altezza geopotenziale di 300hPa (anticiclone delle Azzorre, striscia gialla nel diagramma) che sposterà i suoi centri d’azione tra il 10mo e il 30mo meridiano est, ossia tra noi e l’est europeo. Parallelamente, osservando quanto evidenziato dalle frecce nere, si nota in segnale avanzante di una anomalia negativa dello stesso geopotenziale che procede da 10 gradi di longitudine ovest (vicino Atlantico 27-28 dicembre) verso il meridiano di Greenwich (28-29 dicembre), fino a noi tra il 30 dicembre e il 2 gennaio.

Ciò starebbe a significare che il cedimento della pressione previsto sull’Italia a fine mese, sarebbe da ascrivere ad un affondo depressionario di matrice nord-atlantica, ossia molto simile agli ultimi episodi perturbati vissuti in questa stagione ( e NON a retrogressioni di natura artico-siberiana). Il successivo rallentamento dell’onda, come si evince dalla meridianizzazione del segnale sul grafico, confermerebbe il blocco del flusso portante a causa di un nuovo rinforzo dei campi di pressione sulla Russia, anche questa figura ormai vista e rivista fin dal novembre scorso.

Dal diagramma dunque, ancora una volta, non emergono particolari scenari di gelo sino a fine mese, al più il solito botta e risposta tra il richiamo mite afro-mediterraneo e  l’inserimento in coda di aria polare marittima, con sbalzo attorno ai valori medi del periodo.

gfsMa nel frattempo la natura andrà per la sua strada. Ecco che servirà ora, come prova del nove, la trasposizione di quanto detto sul grafico d’ensemble sopra descritto. Lo ritroviamo nella figura qui a fianco.

Risulta abbastanza evidente che la predicibilità rimane ai minimi termici ma che il cluster nero, che rappresenta la media di tutti e 20 gli attrattori,scende tra il 26 e il 28 dicembre (cedimento dell’alta delle Azzorre) riportandoci a valori medi del periodo, poi risale al di sopra tra il 29 e il 2 gennaio(inserimento del richiamo mite in testa alla nuova depressione in allungo dal nord Atlantico), quindi ridiscende a riagguantare la media dopo il 2-3 gennaio (inserimento aria polare marittima in coda alla stessa depressione).

Ma è esattamente quello che avevamo individuato sul precedente diagramma, ovvero abbiamo scoperto che i due strumenti probabilistici da noi utilizzati sono in fase tra loro e pervengono alle medesime conclusioni, quindi il risultato può essere considerato sufficientemente affidabile.

Conclusioni: per quanto detto sopra, si nega ancora una volta la possibilità di una svolta stagionale. Dunque, sino a fine anno (e forse anche oltre) niente gelo, niente nevicate a tappeto sulle nostre città, niente eventi epocali, ma solo un prosieguo di stagione che, talora al costo di grandi sforzi, riuscirà a dispensare un po’ di inverno a corrente alternata.

Sarà comunque nostra cura, tornare sull’argomento e implementarlo alla luce delle novità che man mano emergeranno dalle analisi successive.

Luca Angelini

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