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Curiosità e particolarità meteorologiche

Lo SCIROCCO porta tanta sabbia dai deserti libici, i cieli del meridione si colorano di GIALLO

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 Lo scirocco trasporta enormi nuvole di sabbia sopra i cieli delle regioni meridionali.

Duna-durante-una-tempesta-di-sabbiaL’impetuoso flusso sciroccale che in queste ore sta spazzando lo Ionio e buona parte delle regioni meridionali, con venti da SE e S-SE che hanno superato la soglia dei 60-70 km/h lungo le coste ioniche, sta anche contribuendo ad aspirare un ingentissimo quantitativo di pulviscolo desertico che dai deserti della Libia centro-occidentale si spinge verso la Sicilia e l’area ionica, colorando di giallo le nubi e la coltre celeste.

In questo caso lo “Stretching” dell’asse di saccatura, bloccata ad est da un imponente promontorio anticiclonico posizionato con massimi di 1031 hpa fra mar Nero e Russia meridionale, sommandosi al “forcing” orografico dell’Atlante al caldo flusso pre-frontale in uscita dal ramo ascendente della saccatura, ha ulteriormente esaltato il fenomeno, generando estese tempeste di sabbia che dai deserti sabbiosi dell’Algeria orientale si sono propagate alla Libia occidentale, sotto lo sferzare di una sostenuta ventilazione sud-occidentale.

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Come capita spesso, durante la genesi delle famose “depressioni orografiche algerine”, il vortice depressionario si approfondisce rapidamente, con un minimo barico al suolo che scende sotto i 1000 hpa. Il fitto “gradiente barico” prodotto sul Sahara algerino, alla base della circolazione depressionaria, va ad attivare una forte ventilazione occidentale, in genere con venti molto intensi da O-SO e Ovest (raffiche fino a 70-80 km/h), che spazza l’intero entroterra desertico algerino, specie la regione dei grandi Erg occidentali (dove sono presenti le grandi dune di sabbia del Sahara), causando delle estese tempeste di sabbia, meglio note in arabo con il termine di “Haboob”.

Gli “Haboob” quando battono il deserto sabbioso sono in grado di sollevare per aria ingenti quantità di sabbia molto fine e pulviscolo desertico, fatto turbinare dalle intense raffiche di vento. Le particelle di polvere e pulviscolo più leggere vengono sollevate a quote particolarmente elevate, sopra i 3000-4000 metri.

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 Raggiungendo tali quote queste nubi di pulviscolo vengono a loro volta agganciate dai sostenuti venti meridionali dominanti lungo il lato anteriore (quello orientale) della circolazione depressionaria nord-africana, i quali tenderanno a spingerle verso l’area mediterranea e l’Italia, in seno alla “Warm Conveyor Belt” (l’enorme sistema nuvoloso che risale davanti il fronte freddo avanzante nel settore pre-frontale di una circolazione depressionaria), costituita da masse d’aria calde e molto secche, d’estrazione sub-tropicale continentale, che tendono a sollevarsi rapidamente, senza permettere di caricarsi di umidità durante il transito sul “mare Nostrum” (ciò comporta una nuvolosità prevalentemente medio-alta costituita da altostrati, altocumuli, cirrostrati).

Ma lo sviluppo delle nubi di polvere va attribuita anche all’avvezione di vorticità positiva (associata alla ciclogenesi algerina) che si viene ad originare sul versante meridionale dell’Atlante Telliano. Questa produce intense correnti ascensionali capaci di aspirare ingenti quantità di polvere e pulviscolo dall’entroterra desertico algerino, alcune volta persino dal deserto libico e cirenaico. Spesso queste “nuvole di polvere”, muovendosi verso nord in direzione del Mediterraneo, invadono i nostri cieli dando alla coltre celeste quell’aspetto fosco e rossastro. Se accompagnate alle precipitazioni il loro effetto è ancora più visibile visto che aggregandosi agli altri nuclei di condensazione, già presenti all’interno delle nubi, raggiungono il suolo sotto forma di gocce di pioggia sporche, che ricoprono di fanghiglia ogni oggetto ubicato all’aperto.

Fenomeno che nelle prossime ore, con l'arrivo delle piogge e dei temporali associati alla “Warm Conveyor Belt” che risale il Mediterraneo centrale, coinvolgeranno diverse regioni italiane, fra cui Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.

Daniele Ingemi

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