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Vortice Islandese: Anomalia di posizionamento cronica. Centro e Sud Italia a continuo rischio off-limit neve?

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Anomalia_posizionamento_Vortice_Islandese Spesso la soluzione di un dilemma si cerca affannosamente in direzioni sbagliate avendola proprio sotto il naso, ma non considerandola o non accorgendosi della stessa, essendo abituati ( me compreso ) a seguire alla lettera una metodologia di ricerca validata ormai da decenni.

Sembra proprio che, se confermato il fatto che sto per esporre, nel futuro prossimo dovremo elaborare nuovi ragionamenti di base per provare a individuare le evoluzioni atmosferiche che interesseranno l'Europa e in maniera ancora piu' attinente a noi italiani, quelle del bacino del Mediterraneo.

Esemplificando, se in matematica per quanto riguarda le addizioni invertendo l'ordine dei fattori il risultato non cambia, e' anche vero chemodificando il valore di uno dei fattori il risultato cambia eccome.

Cosi' in meteorologia se si va a modificare "il valore di un parametro standard" nel calcolo di una Teleconnessione, lo scenario atmosferico che ne deriva sara' completamente diverso da cio' che avremmo avuto utilizzando il "parametro standard col suo valore originale".

Accade cosi' che la mutazione anche se non continuativa, osservata da quasi due anni in una particolare configurazione barica della zona settentrionale del Nord Atlantico, monitorata da eminenti studiosi del settore, potrebbe mettere in discussione tutta una serie di dogmi meteo-climatici, relativi sia alle teleconnessioni che ad altre configurazioni bariche europee e in particolare, per quanto ci riguarda, di quelle delle regioni centro-meridionali e insulari italiane

Mi riferisco, avendone gia' parlato in un altro mio articolo del 21 Dicembre 2010 e che potete leggere qui' per meglio comprendere anche il seguito di questo, all'anomalia di posizione del minimo barico del Vortice Islandese.

Questa sola anomalia posta sotto esame, potrebbe ripercuotersi sull'attendibilita' delle diagnosi meteo-climatiche in sede europea che derivano dal calcolo dei valori della North Atlantic Oscillation ( NAO ), sulla revisione dei parametri base di calcolo dello stesso Indice Climatico, nonche' sulla possibile forte inibizione alla genesi dell'Anticiclone Scandinavo e della figura principe invernale per le avvezioni fredde in Mediterraneo, conosciuta come Ponte di Wejkoff.

Monitoraggi inconfutabili segnalano infatti dallo scorso inverno 2009-2010, la rarissima comparsa della figura dell'Anticiclone Scandinavo, con conseguente inibizione alla genesi del suddetto ponte di Wejkoff.

L'insolita configurazione barica predominante dello scorso inverno ha causato frequenti e ripetuti affondi artici in Europa Centrale e Centro-Settentrionale, in quella Orientale e Nord-Orientale e dalla parte opposta in quella Occidentale e Sud-Occidentale.

Uniche eccezioni alle condizioni limite europee il  Portogallo Centro Meridioanle e l'Italia Centro-Meridinale, Meridionale e Insulare dove invece si e' avuta un'insolita mitezza invernale accompagnata da apporti pluviometrici notevoli.

Riferendoci alle nostre regioni,il Nord Italia e' stato flagellato da lunghi periodi di temperature molto al di sotto della norma, specialmente tra Dicembre e Gennaio e da frequenti quanto intense nevicate, che hanno fatto registrare il record di accumulo nevoso stagionale per la citta'di Bologna.

Non meglio e' andata in Italia Centro Settentrionale. Toscana, Umbria e Marche, hanno ricalcato seppur in misura minore le condizioni stagionali del Nord Italia.

Tutt'altra situazione per l'Italia Centrale, che fatta eccezione per la breve nevicata al piano sulle centrali tirreniche del 12 Febbraio 2010 e il buon  innevamento appenninico, non ha quasi mai registrato valori termici tipici per la stagione. Stagione che infatti tendenzialmente e' risultata in sopra media termica ovunque.

Ancora peggio e' andata all'Italia Meridionale e a quella Insulare dove l'Appennino e' rimasto quasi sempre a secco di nevicate e le temperature sono state di gran lunga superiori alla media per tutta la stagione. I rari episodi in controtendenza non inficiano l'andamento generale della stagione complessiva.

Chiuso il capitolo dello scorso inverno gli esperti avevano pensato che l'anomalo posizionamento del Vortice Islandese, seppur posto sotto analisi scientifica, fosse da attribuirsi a un  evento casuale circoscritto ad un'unica stagione.

Invece l'Autunno-Inverno 2010-2011 ha riproposto la medesima situazione in forma ancora piu' marcata. Superati parecchi record storici di termiche negative e accumuli nevosi nel Regno Unito e in tutta l'Europa Settentrionale e Centrale, eccezion fatta per quanto riguarda gli accumuli solo nella Penisola Scandinava.

Terminata la fase di recente cronaca storico-meteorologica attinente all'argomento, andiamo a vedere, coadiuvati da qualche illustrazione didattica, le dinamiche atmosferiche che hanno portato, portano e in prospettiva porteranno al ripetersi di questa anomalia ormai conclamata e che dovra' essere ancor piu' seriamente monitorata e studiata, al fine di individuarne le cause pregresse e gli effetti futuri sulle configurazioni bariche standard invernali, attinenti al territorio europeo e nel caso specifico al nostro bacino del Mediterraneo.

Posizione naturale del Vortice Islandese

Analizziamo per prima quella che e' stata di norma la situazione barica, tranne ovvie e fisiologiche temporanee variazioni, da che si e' cominciata a monitorare la North Atlantic Oscillation ( NAO ) e di conseguenza la posizione al suolo del minimo barico della Bassa Pressione Islandese conosciuta come Vortice Islandese.

Nell'illustrazione vedete come di fatto la Bassa Pressione nella sua posizione naturale si trovi ad Ovest dell'Islanda, tra l'Islanda stessa e la Groenlandia.

Il suo moto antiorario influisce da Ovest sull'inclinazione verso NordEst dell'Anticiclone delle Azzorre, che nel frattempo ha raggiunto le latitudini Anglo-Islandesi.

Il convogliamento di aria mite sul suo lato orientale dalle latitudini subtropicali, porta la stessa aria a componente calda alle latitudini scandinave, favorendo l'insorgere dell'Anticiclone Scandinavo.

La presenza di quest'ultima figura anticiclonica, costituisce l'anello principale per la congiunzione del ponte altopressorio europeo con l'Anticiclone Russo Siberiano.

L'unione in un unico ponte Altopressorio esteso dall'Atlantico subtropicale alle steppe russe e' la figura barica che in meteorologia viene detta Ponte di Wejkoff.

Grazie a questa conformazione, vi e' una chiusura totale,detta Anticiclone di Blocco,alla provenienza delle miti correnti occidentali atlantiche ( Flusso Zonale ).

Le stesse allora si vedono costrette a salire verso l'Artico lungo il bordo occidentale dell'Anticiclone di Blocco e una volta giunte in sede polare, raffreddandosi notevolmente divengono a componente artico-marittima

Alla fine del bordo settentrionale della figura altopressoria, che viene a trovarsi in piena area Russa, le predette correnti trovano l'unica strada alla ridiscesa verso latitudini meridionali lungo il bordo meridionale del Ponte di Wejkoff, divenendo a causa del loro transito sulla terraferma a componente artico-continentale.

Di qui' con Moto Retrogrado Est -Ovest , di direzione opposta al Flusso Zonale Ovest-Est, l'aria gelida russo-siberiana si dirige sin nel cuore del Mediterraneo, dove rimane bloccata per lo sbarramento costituito dal bordo orientale del Ponte di Wejkoff, isolandosi spesso in figura di Goccia Fredda, che puo' permanere in loco anche per svariati giorni a seconda della tenuta del Ponte di Wejkoff stesso.

In questi casi abbiamo il transito sulla nostra Penisola di masse di aria cosiddetta pellicolare (aria particolarmente fredda e pesante prossima al suolo ), che penetrano sui nostri territori da Est attraverso la Porta della Bora, accompagnate spesso da venti di Buran ( Burian ), Tramontana e Grecale. Ad Ovest invece, la parte di aria fredda che riesce ad aggirare le Alpi ridiscende in Mediterraneo dalla Valle del Rodano, accompagnata da venti di Maestrale e piu' a sud di Libeccio Freddo.

Posizionamento normale Vortice Islandese bis

In relazione a quanto scritto e illustrato sinora vediamo "in particolare" come influisce il "Vortice Islandese in posizione naturale" sulla genesi e sulla posizione dell'Anticiclone Scandinavo, che come abbiamo visto funge da tratto di congiunzione tra Anticiclone Atlantico ed Anticiclone Russo Siberiano.

Ecco come le correnti lungo il bordo orientale del Vortice Islandese correndo parallele alle miti correnti subtropicali presenti lungo il bordo occidentale dell’Anticiclone Atlantico, imprimono alle stesse una curvatura verso NordEst che porta all’evoluzione dell’Anticiclone Scandinavo. Fase questa preliminare alla formazione del Ponte di Wejkoff.

V.I. posizione naturale e influenza su Scand

E vediamo nei fatti, con una carta a 500 hPa del 9 Febbraio 1956, la reale situazione atmosferica di gelo intenso sul bacino del Mediterraneo, conseguente alla normale genesi del Ponte di Wejkoff e in presenza di un Vortice Islandese in posizione naturale.

Europa 9 feb 1956  V.I. posizione naturale e Ponte di Wejkoff

Posizione anomala del Vortice Islandese

Passiamo ora ad analizzare invece la vera e propria anomalia delle ultime due stagioni invernali europee, sulla quale e' incentrato questo articolo e aiutiamoci anche in questo caso con delle illustrazioni didattiche.

La Bassa Pressione Islandese continua a posizionarsi col suo minimo a Est e non a Ovest dell’Islanda.

L’Alta Pressione Scandinava continua a non apparire nella stagione invernale, impedendo di fatto la formazione del Ponte di Wejkoff,causa di irruzioni fredde sul bacino del Mediterraneo. Al suo posto una frequente Bassa Pressione Scandinava.

Una volta scesa verso Sud la massa di aria  fredda incontra le Alpi, che deviano di volta in volta il flusso freddo proveniente da Nord ( Scandinavia ) o da Nord-Ovest ( Islanda ) ad Est verso i Balcani ( East Shift ), o verso Ovest sull’Iberia ( West Shift ).

L’anomala e conseguente Alta Pressione Groenlandese molto estesa, traghetta le correnti miti provenienti dall’area subtropicale a latitudini polari, favorendo la mancata formazione dei ghiacci artici invernali.

Anomalia posizionamento Vortice Islandese bis

Andiamo quindi a vedere come la posizione, questa volta anomala, del Vortice Islandese influisca sull'inibizione della genesi dell'Alta Pressione Scandinava e quindi sulla formazione del Ponte di Wejkoff.

Nel caso specifico ci riferiremo a due casistiche diverse, conseguenti alla diversa disposizione dell'asse dell'Anticiclone di Blocco.

Primo caso: Anticiclone con asse SudOvest-NordEst.

 

Ecco come le gelide correnti lungo il bordo meridionale del Vortice Islandese, situato in posizione anomala ad Est dell’Islanda, provenienti dal vicino Artico, ostacolano l’espansione verso Nord dell’Anticiclone Atlantico, costringendolo ad espandersi verso Est lungo i paralleli. In contemporanea le stesse correnti gelide raffreddano il comparto Scandinavo, dando vita a una Bassa Pressione Scandinava che scendera’ a Sud verso i territori est europei.

V.I. posizione anomala e influenza su Scand

Vediamo la reale situazione atmosferica a 500 hPa dello scorso 22 Gennaio 2011.

Europa 22 gen 2011 anomalia tipo 1

V.I. posizione anomala e influenza su Scand

Europa 22 gen 2011 anomalia tipo 1Secondo caso: Anticiclone con asse SudEst-NordOvest.

Questo e’ il tipo di anomalia piu’ frequente, che si sta ripetendo dallo scorso anno 2010 e che ha portato ripetute profonde irruzioni gelide  sul Centro e sul Nord Europa. Il Vortice Islandese situato in posizione anomala e unito a un Vortice Polare in forte cedimento, precipita lungo il bordo nord orientale dell’Anticiclone Atlantico, avente assetto SudEst NordOvest.

 

I paesi piu’ penalizzati da questa situazione risultano essere Regno Unito, Germania ed Europa Settentrionale e NordOrientale.

 

Italia Centro-Meridionale ed Europa Sud Orientale risentono invece di continue rimonte miti africane.

V.I.posizione anomala  hp SudEst-NordOvest e discesa su Europa Centrale

Vediamo la reale situazione atmosferica a 500 hPa dello scorso 3 Dicembre 2010.

Europa 3 dic 2010 anomalia tipo 2

Conclusioni

Da un punto di vista termico-climatico relativo all'area europea, tale anomalia ha portato a un'intensificazione drastica della fenomenologia fredda sui paesi gia' normalmente esposti ad avvezioni fredde invernali. Si fa' chiaramente riferimento alle regioni del Centro, del Nord e del Nord-Est dell'Europa.

Nella casistica fredda europea hanno avuto altresi' piu' spazio per episodi di gelo intenso e di neve diffusa anche le regioni Settentrionali e Centro-Settentrionali del nostro Paese.

Al contrario le aree dell'Europa Meridionale gia' a clima mite, hanno visto rinforzarsi questa caratteristica e nella fattispecie nostrana ci si puo' riferire alle regioni Centrali, Centro-Meridionali, Meridionali e Insulari italiane.

Oltre a cio', altra regione che ha visto mutare la norma invernale e' quella dell'Europa Sud-Orientale, dove paesi come Romania e Bulgaria, normalmente interessati da inverni estremamente rigidi,hanno visto essenzialmente in questa ultima stagione un'eccezionale mitezza delle condizioni atmosferiche.

Dal punto di vista barico invece, risulta evidentissima la rarefatta comparsa di figure tipiche invernali quale l'Anticiclone Scandinavo e il Ponte di Wejkoff, con una sostanziale separazione netta dall'Anticiclone Russo Siberiano e la latitanza di irruzioni fredde di tipo pellicolare accompagnate da Buran verso l'Europa Occidentale e verso il Bacino del Mediterraneo.

Da quello poi delle masse d'aria, com'e' logico dedurre dalla provenienza per lo piu' Nord Atlantica, l'aria artico-continentale e ' stata di gran lunga superata dalle avvezioni di tipo artico-marittime.

Rimanendo al nostro territorio la consequenzialita' di questi due anni, pone alcuni in allarme sulla situazione quasi off-limit dell'Appennino Centro-Meridionale, di quello Meridionale e dei Massicci Insulari, al riguardo delle precipitazioni nevose, affiancate da un costante sopra media termico nelle zone pianeggianti e collinari.

I dati satellitari, a parte lo scorso anno per l'Appennino Centrale, danno una visione desolante del manto nevoso nelle zone montuose succitate, completamente contrastante coi rilievi alpini settentrionali, precocemente e abbondantemente innevati.

Infine, taluni ipotizzano che questa particolare configurazione del Vortice Islandese, possa avere a che fare con una modificazione della circolazione della Corrente del Golfo.

Si pensa infatti che l'intenso scioglimento dei ghiacci artici, che ha raggiunto il suo picco massimo nel 2007 per poi regredire, abbia indebolito la consistenza del trasporto di acque mitigate verso il Nord Europa.

Tale situazione avrebbe costituito deficit termico delle acque di superficie nella zona di mare tra l'Islanda e la Norvegia, permettendo l'instaurarsi di frequenti figure cicloniche, precedentemente inibite dalla presenza di correnti superficiali piu' calde.

Quali che siano le motivazioni reali a cui si giungera' alla fine degli studi in atto, resta da considerare come citato in apertura di articolo, la possibilita' di dover intraprendere nuovi approcci previsionali al riguardo delle evoluzioni atmosferiche sullo scacchiere europeo.

Luciano Serangeli

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