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BLOCKING INDEX: insiste l'anomalia positiva di geopotenziale alle latitudini artiche occidentali e l'anomalia del DIPOLO ARTICO ghiaccia la Siberia. Quale inverno per l'Italia?

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Blocking-fine-gennaio-2012In questo articolo non si tratterà di un argomento di facile digeribilità per i non esperti di meteorologia, ma cercherò comunque nel limite del possibile di farmi capire anche dai neofiti della materia.

In definitiva si sta verificando ciò che dall'inizio della stagione autunnale stanno dichiarando in special modo i climatologi e i meteorologi del Norwegian Meteorological Institute, maggiori esperti mondiali nello studio dei ghiacci artici. Ma veniamo al dunque.

Nell'attuale stagione fredda dell'emisfero boreale, si stanno concretizzando, come da previsione da più parti scientifiche accredita, anticipi delle discese fredde del Vortice Polare alle medie e basse latitudini emisferiche.

Quella in atto e quelle già avvenute in precedenza hanno avuto caratteristiche artico-marittime, contraddistinte quindi da incursioni del Vortice Polare lungo i meridiani terrestri, con direttrice nord-sud, che trasportano masse di aria artica marittimizzata, provenienti dal Mare Artico e dirette verso il sottostante continente europeo.

Per ora, ma solo per ora e più avanti spiegheremo perchè, non si sono invece presentate retrogressioni fredde a componente di aria artico-continentale, provenienti dall'est euro-asiatico ( Russia - Siberia ) e che a differenza delle irruzioni fredde a componente di aria artico-marittima illustrate in precedenza, trasportano masse di aria artica continentalizzata, viaggiando lungo i paralleli terrestri con "moto retrogrado" e cioè da est verso ovest.

Ciò nonostante in Siberia sia già presente un notevolissimo deposito di aria gelida, immagazzinata nei bassissimi strati prossimi al suolo.

Ma perchè questi episodi freddi precoci si stiano verificando, ce lo hanno spiegato già in autunno gli scienziati del Norwegian Meteorological Institute e ci riferiamo a quella che in meteorologia viene definita come "Anomalia positiva del Dipolo Artico", i cui principi base potete vedere nell'illustrazione sottostante.

DIPOLO-ARTICO-anomalia-positiva

Tale tipo di situazione barica e le conseguenze che essa può comportare ( ma non sempre ), è facilmente rilevabile attraverso il monitoraggio costante dei valori dell' Indice di Blocco ( Blocking Index ), indice climatico ( teleconnesione) le cui dinamiche atmosferiche furono individuate e illustrate nel 1990 dagli italianissimi scienziati del clima Stefano Tibaldi e Franco Molteni.

Cosa monitora il Blocking Index e cosa è un blocco atmosferico? Vediamolo insieme.

Un "blocco atmosferico" è comunemente indicato come la situazione in cui il normale flusso zonale ( propagazione delle perturbazioni da ovest verso est ) è interrotto da un forte e persistente flusso meridionale, che tende a instaurare sulla traiettoria di propagazione delle perturbazioni quello che viene definito un "anticiclone di blocco". Di qui la denominazione Blocking Index.

La normale progressione verso est delle perturbazioni, che porta sull'Europa condizioni di instabilità a componente termica mite, in quanto ad essere trasportate sono masse d'aria polare-marittima ( distinte tra calda e fredda ), viene  impedita e conduce a episodi di prolungate condizioni meteorologiche estreme, poichè tende ad attivarsi una circolazione settentrionale o orientale, entrambe caratterizzate dal trasporto di masse di aria artica, "marittima" se provenienti dalle distese marine del nord, "continentali" se provenienti dalle distese territoriali estremamente fredde dell'est.

Ora, facendo seguito alla più che nota situazione di scioglimento estremo dei ghiacci dell'Artico avvenuta nell'estate scorsa, gli scienziati del Norwegian Meteorological Institute ( ma non sono loro ), avevano predetto sin dall'autunno l'instaurarsi di campi di alta pressione sulle estreme zone settentrionali del Nord America e della Groenlandia, a causa della mancanza di copertura ghiacciata o nevosa.

Tale assenza di per se esponeva tali territori a un surriscaldamento, venendo a mancare il classico "effetto albedo", esercitato normalmente dalle superfici bianche del ghiaccio e della neve al suolo o sulle distese marine, che riflettono verso l'atmosfera i raggi solari e con essi il calore che ne deriva.

Come abbiamo visto ad inizio articolo tale situazione porta all'instaurarsi di un "Anomalia del Dipolo Artico", con conseguente riscaldamento e presenza di "anomalie bariche positive" e quindi di "alte pressioni" alle alte latitudini emisferiche occidentali, mentre le correnti fredde artiche tendono a riversarsi più ad est, sui territori nordorientali asiatici e in special modo sulla Siberia centro-orientale, con la comparsa di "anomalie bariche negative" e quindi di "basse pressioni".

Ma conosciamo tutti la caratteristica delle "Basse Pressioni Siberiane", che rimangono tali dal punto di vista barico solamente in quota, mentre in prossimità del suolo vengono sostituite da "situazioni altopressorie", dovute alla stagnazione nei bassissimi strati dell'atmosfera di aria "estremamente gelida e quindi molto pesante", che attiva di conseguenza l'insorgenza dell'assai noto e famigerato "Anticiclone Russo-Siberiano", anche conosciuto come "Orso Russo".

Lo stesso che è stato l'artefice, grazie ai "moti retrogradi" delle masse d'aria estremamente fredda che lo caratterizzano, di tante storiche irruzioni fredde anche sul nostro Paese, tra le quali rimangono impresse nella memoria degli italiani quelle del 1956 e ultima e recentissima quella dello scorso febbraio 2012.

Proprio a quest'ultima facciamo riferimento, per illustrare di seguito come il monitoraggio del Blocking Index, a cura dell'ECMWF, evidenziasse alla fine di gennaio del 2012 l'assai prossimo arrivo in area mediterranea delle gelide masse d'aria trasportate dal potente Anticiclone Russo-Siberiano.

Blocking-fine-gennaio-2012

 

Attualmente possiamo chiaramente constatare come la conclamata situazione di Anomalia positiva del Dipolo Artico, abbia permesso sinora un più che sufficiente raffreddamento del comparto territoriale siberiano, che però allo stato attuale non ha ancora avuto modo di far sentire la sua influenza sul bacino del Mediterraneo, cedendo il passo invece a irruzioni fredde di tipo artico-marittimo, provenienti per lo più dal Mar di Norvegia.

Irruzioni determinate da un'ulteriore anomalia che se volete potete vedere illustrata e spiegata nell'articolo Anomalia del Dipolo Artico e del Vortice Islandese.. E che autunno sia! e di cui vi riporto di seguito la parte più inerente al tema che stiamo affrontando:

>> Sull'Atlantico settentrionale, in sostituzione del Vortice islandese troviamo sempre più presente e attivo il Vortice Scandinavo, ovvero la formazione sempre più frequente del Vortice Islandese non più a ovest dell'Islanda e ad est della Groenlandia, bensì la formazione dello stesso a est dell'Islanda e a ovest della Scandinavia.

Si può trovare evidente traccia di ciò anche su Wikipedia, come frutto tra gli altri di un lungo studio da parte degli scienziati dell' Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research, in correlazione al sempre maggiore scioglimento dei ghiacci artici, che ha determinato una zona semipermanente di acque marine di superficie con anomalia termica negativa in Atlantico Settentrionale e nella fattispecie tra la Penisola Scandinava e il Polo Nord.

Ecco un breve brano tradotto di quanto riportato su Wikipedia alla voce North Atlantic Oscillation:

"Durante l'inverno del 2010-11 la bassa islandese, tipicamente posizionata ad ovest dell'Islanda e ad est della Groenlandia, è apparsa regolarmente a est dell'Islanda e ha immesso aria particolarmente fredda in Europa, proveniente dall'Artico. Una forte zona di alta pressione si è inizialmente posizionata sulla Groenlandia, invertendo il normale andamento del vento nell'Atlantico nord-occidentale, creando un modello di blocco che ha guidato l'aria calda nel nordest del Canada e l'aria fredda verso l'Europa occidentale, come è avvenuto anche durante l'inverno precedente."

Più avanti nel succitato brano, si può riscontrare nelle conclusioni degli stessi scienziati, l'attivazione di una forte zona di alta pressione sulla Groenlandia ( PNA+) e l'inevitabile conseguente insorgenza di un'anomalia del Dipolo Artico (inversione di posizionamento delle principali figure di alta e bassa pressione alle latitudini polari), la quale fa si che il vigoroso flusso dei venti zonali che accompagnano normalmente il getto polare in uscita dal Nord America in presenza di una zona di bassa pressione ( Vortice islandese NAO+ ), venga quindi disattivato e che non costituisca più un ostacolo alla propagazione delle fredde correnti polari verso le medie latitudini europee, generate dall'anomalo vortice di bassa pressione presente sull'Atlantico Settentrionale tra Islanda e Scandinavia ( Vortice Scandinavo ).<<

Ma veniamo, dopo questa breve parentesi dedicata all'anomalia di posizionamento del Vortice Islandese, ad analizzare insieme, supportati dalle mappe di monitoraggio del NOAA, l'attuale situazione del Blocking Index, in cui è agevole rilevare la situazione di anomalia del Dipolo Artico, con conseguente raffreddamento dei territori siberiani e allo stesso tempo la presenza delle irruzioni fredde di tipo artico-marittimo fin sull'Europa meridionale. Blocking Index al 12 dicembre prossimo venturo.

blocking-index-monitoraggio-a-tre-giorni-12-dic-2012

Aiutiamoci ancora di più a entrare nello specifico delle irruzioni fredde a componente artico-marittima dirette dal Mar di Norvegia sin sui nostri territori e su quelli delle nazioni limitrofe, con l'ausilio di una mappa di semplice consultazione, relativa alla giornata odierna.

blocchi-europa-est-e-ovest-10-dic-2012

Tre sono quindi le novità che emergono non certo dalle osservazioni fatte in questo editoriale, ma dal monitoraggio atmosferico invernale dell'ultimo decennio.

La presenza sempre più costante dell'Anomalia positiva del Dipolo Artico, che sembra essere destinata a dover ricoprire un ruolo costante e sempre più determinante nello scenario meteorologico degli inverni europei e come conseguenza diretta di ciò un ritorno alla ribalta dell'Anticiclone Russo Siberiano, scomparso dalle cronache meteorologiche per quasi un ventennio, con la sua carica di energia termica fredda al suolo, in grado di condizionare pesantemente le sorti termiche oltre che della Russia euro-asiatica, anche dei Paesi europei.

Come terza novità, la necessità di rimodulare lo schema classico di circolazione atmosferica legato all'AO ( Arctic Oscillation) e alla NAO ( North Atlantic Oscillation ), visto il sempre più frequente decentramento della formazione dei minimi barici in nord Atlantico, con l'ubicazione del loro baricentro di sovente ad est dell'Islanda invece che ad ovest; situazione oggettiva che conferisce una nuova importanza meteorologica al Vortice Scandinavo.

Per ciò che attiene a questa specifica stagione fredda 2012-2013, per ora la discriminante principale rispetto allo scorso anno, sempre tenendo però ben presente che siamo solo all'inizio della fase invernale, mentre quella che abbiamo illustrato si riferiva alla seconda metà dell'inverno scorso, è la mancanza di aggancio tra l'Anticiclone delle Azzorre, quello Scandinavo e quello Russo Siberiano ( Ponte di Wejikoff ); situazione quella attuale che determina un deficit pressorio ( anomalia geopotenziale negativa) al centro delle due distinte zone emisferiche altopressorie e in cui finora abbiamo visto insinuarsi le perturbazioni provenienti dalla Penisola Scandinava.

Potrebbe accadere più avanti di vedere concretizzarsi ciò e con quali conseguenze climatiche sul nostro Paese?

Prendiamo in esame i fattori favorevoli.

Siamo alla fine della prima decade di dicembre e come è noto la massima potenza termica fredda dell'Anticiclone Russo Siberiano è statisticamente collocata nel mese di febbraio. Per ora sembrano molto incoraggianti le termiche negative già raggiunte in questo inizio di inverno, che come possiamo vedere dalla cartina sottostante hanno già raggiunto picchi di -36 gradi centigradi in Siberia orientale, ma senza trascurare lo slancio ad ovest, oltre gli Urali nella Russia Europea e in Scandinavia, di termiche negative di tutto rispetto nell'ordine -17/-19 gradi.

termiche orso russo 10 dic 2012

Va ricordato che è la "circolazione antioraria" legata alla configurazione delle alte pressioni a favorire la spinta verso ovest, sul bordo meridionale degli anticicloni, delle termiche che li accompagnano. Vediamo come appare ad esempio oggi la configurazione barica al suolo sul comparto russo-siberiano, al solo fine di esemplificazione e senza volergli attribuire significato specifico in relazione alle future dinamiche atmosferiche in tal senso.

Press-10-dic-2012-orso-russo

Consideriamo anche il capitolo Stratosfera, che sinora ha fatto segnare una sostanziale staticità termico-barica, senza alcun importante scaldata alle quote di riferimento ( medio-alta stratosfera ) e registrando addirittura una fase di raffreddamento del mese di novembre scorso.

Primi segnali confortanti, seppur non eclatanti, di un inizio di inversione di tendenza, ci vengono dalle ultime emissioni delle mappe relative al NAM ( North Annular Mode ), dove vediamo in soli dieci giorni capovolgersi la situazione che vedeva un'anomalia negativa di geopotenziale di +1,4, vicinissima alla soglia critica degli 1,5 gradi, che determina una stabilità del Vortice Polare alle alte latitudini per periodi che possono raggiungere anche i due mesi, scendere a un valore di anomalia positiva di geopotenziale di -0,3 gradi, seguita però subito da una risalita a un valore meno contenuto di -0,1 gradi.

Resta ora da vedere se tale andamento seppur ondivago si stabilizzi come da norma invernale, verso un preminente riscaldamento delle medio-alte quote stratosferiche, che possano determinare anche solo dei minor warming, con trasferimento degli effetti in Troposfera.

Va ricordato per l'appunto che lo scorso inverno, proprio un "Minor Stratwarming" è stato il fenomeno alla base del repentino spostamento delle gelide termiche siberiane in ambito mediterraneo, le quali hanno dato la stura a uno dei più memorabili febbraio che si annoveri negli archivi della meteorologia italiana.

NAM 5 dic 2012

Ultimi e non trascurabili fattori favorevoli al realizzarsi di importanti "moti retrogradi freddi" sulla nostra Penisola sono:

Una QBO ( Quasi Biennial Oscillation ) in campo ampiamente negativo sia alla 30 che alla 50 hPa, in grado di disturbare la normale zonalità dei venti Stratosferici con venti contrari e avviare un processo di riscaldamento della Stratosfera stessa.

Un Indice Enso ( El Niño Southern Oscillation ) seppur di poco in campo positivo, che concorre a mettere a disposizione della base-piede dell'Anticiclone delle Azzorre energia termica positiva nelle acque subtropicali antistanti le coste occidentali africane, idonea ad alimentare la suddetta base dell'alta pressione e a favorirne lo slancio verso latitudini settentrionali, a costituire blocco oceanico alle normali correnti zonali.

Energia attualmente disponibile come dimostrano anche i successivi grafici relativi a TNA ( Tropical Northern Atlantic Index ) e NAT ( North Atlantic Tropical )

TNA novembre 2012

tna novembre 2012 bis

Nat novembre 2012

nat novembre 2012 bis

A questo punto fatti salvi i tanti fattori favorevoli a un nuovo inverno di tutto rispetto sul nostro Paese, resterà da monitorare gli svariati fattori contrari che in meteorologia sono sempre numerosi e di possibile improvvisa insorgenza, dando per certo a mio modestissimo parere che per ciò che attiene al settentrione, alle regioni adriatiche e al meridione interno peninsulare, assisteremo a una stagione ricca di episodi nevosi e di rilevanti irruzioni termiche fredde.

Al riguardo delle regioni del medio e basso versante tirrenico, della Sicilia e della Sardegna, resterà da valutare di volta in volta quanto le "retrogressioni fredde orientali" e le "irruzioni artico-marittime" possano spingersi sul quasi climaticamente blindato settore occidentale della nostra Penisola.

Vi lascio dandovi appuntamento ad eventuali prossime novità, che possano dare ancora maggiori certezze a queste prime considerazioni sullo sviluppo futuro dell'attuale stagione invernale 2012-2013.

Luciano Serangeli mpi end

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