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Analisi Meteorologica

Verso L'INVERNO 2014/2015, i nodi da sciogliere sul pattern atmosferico dominante e le possibili ripercussioni

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Verso l'inverno 2014/2015, i tanti nodi da sciogliere e le incertezze

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Con il calo della grande oscurità sul vasto oceano Artico si è avviato il forte raffreddamento autunnale che tende a rinvigorire la figura del vortice polare troposferico.

Proprio negli ultimi giorni, a seguito di un considerevole irrobustimento della figura ciclonica del vortice polare troposferico, spaccato in due vasti lobi ormai pienamente autonomi, centrati rispettivamente fra l’Artico canadese e la costa artica della Siberia centrale, a ridosso del gelido mar di Kara, in gran parte della regione artica si è avviato un considerevole raffreddamento che ha fatto sprofondare i valori termici ben al di sotto della soglia dei -25°C -30°C a livello del mare.

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Ciò sta agevolando l’isolamento di un vasto nucleo di aria gelida, fra il mar Glaciale Artico centrale e le coste settentrionali della Groenlandia, caratterizzato da isoterme sotto la soglia dei -20°C -22°C alla quota di 850 hpa.

Al tempo stesso l’ampia circolazione ciclonica, innestata dai due grandi lobi posizionati fra l’Artico canadese e il nord della Siberia centrale, sta permettendo a parte di questo nucleo molto gelido di scivolare verso le regioni più settentrionali della Siberia centro-orientale, con particolare riferimento per la parte settentrionale della Repubblica di Jacuzia e la Siberia centrale, e parte dei territori dell’Artico canadese, fra l’isola di Baffin e la Groenlandia, dove le temperature hanno subito una brusca discesa, arrivando a lambire la soglia dei -28°C -29°C a bassa quota.

Attualmente il vortice polare troposferico, a differenza dello scorso anno, si presenta molto instabile, con un tipico assetto “bipolare”, a causa dell’avvento di un pattern atmosferico emisferico che vede il predominio degli “scambi meridiani”, con frequenti scambi di calore fra latitudini sub-tropicale e regione artica, che continuano a disturbare la figura del vortice polare, incapace di ricompattarsi.                                                                    

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Il sensibile rallentamento delle velocità del flusso perturbato principale, che scorre alle medie e alte latitudini, sta contribuendo ad agevolare lo sviluppo di ampie ondulazioni (“onde di Rossby”) che dal Pacifico settentrionale e dal continente nord-americano si spingono in direzione dell’Atlantico settentrionale e dell’Europa, influenzando l’andamento meteo/climatico con una certa incisività.

In sostanza ciò significa che sull’Atlantico settentrionale la differenza di pressione tra la depressione islandese e l’alta pressione delle Azzorre va lentamente ridursi. In pratica verrà a mancare quel fitto “gradiente barico orizzontale” e il “gradiente di geopotenziale” in quota, fra latitudini artiche e la fascia sub-tropicale, che tiene vivo il flusso zonale sul nord Atlantico, con “Westerlies” impetuose che dal nord degli USA e dal Canada orientale si dirigono a gran velocità verso l’Islanda, l’Europa occidentale, la Scandinavia e la Russia. Il debole “gradiente di geopotenziale” in quota contribuirà ad indebolire il ramo principale del “getto polare” che fuoriesce dal continente nord-americano.

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Tale rallentamento del “getto polare” agevolerà, a sua volta, la formazione di grandi ondulazioni troposferica, che dalla fascia sub-tropicale si estendono fino alla regione artica, favorendo la discesa di ampi blocchi di aria fredda, che dal mar Glaciale Artico si versano verso le medie latitudini, mentre ad est dell’avvezione fredda sovente si generano intense rimonte calde sub-tropicali, pronte a dirigersi fin sulla regione artica, con ripercussioni che possono avvertirsi pure sopra il mar Glaciale Artico.

Sono proprio queste ampie ondulazioni, prodotte da un sensibile rallentamento di velocità del ramo principale del “getto polare”, a produrre queste frequenti avvezioni fredde fra Stati Uniti centro-orientali, Europa e Asia orientale. Ma se da una parte le ondulazioni troposferiche riescono a costruire grandi “blocking” (anticicloni di blocco distesi lungo i meridiani che fanno da barriera al flusso delle correnti occidentali), specie tra nord Pacifico e Atlantico settentrionale, capaci di riversare importanti ondate di freddo verso le medie latitudini, dall’altra (lungo i bordi occidentali di questi anticicloni di blocco) si innescheranno imponenti avvezioni di aria decisamente più mite e umida che cavalcando il rame ascendente delle “onde di Rossby” risaliranno fino alle latitudini sub-polari, generando brusche scaldate, con flussi di aria molto mite che arrivano a convergere fin sul mar Glaciale Artico, destabilizzando dall’interno il vortice polare troposferico, che si smembra in più “lobi” (vortici depressionari colmi di aria molto gelida a tutte le quote) pronti ad andare alla deriva verso latitudini più meridionali.

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Intanto, a causa di questa prolungata fase di disturbo del vortice polare, coadiuvata da indici AO e NAO in fase negativa, il “lobo siberiano” continuerà a rimanere molto più attivo del “lobo canadese”, e con un maggiore carico di aria molto fredda, di diretta origine artica.

Proprio nei prossimi giorni il profondo lobo siberiano, in azione con un profondo minimo barico nei medi e bassi strati posizionato fra la penisola di Jamal e la Novaja Zemlja, riuscirà a sospingere dal suo bordo occidentale masse d’aria gelide e molto pesanti d’estrazione artica.

Queste transitando sopra le vaste e già innevate lande della Siberia centro-occidentale, riusciranno a conservare le loro originarie caratteristiche fredde, raggiungendo così i territori eurasiatici con gelidi e intensi venti da N-NO, NO e O-NO, che contribuiranno ad alimentare ed approfondire ulteriormente la circolazione depressionaria. Basti pensare che l’isoterma di -15°C alla quota di 850 hpa dovrebbe scivolare fino al settore più meridionale del bassopiano della Siberia occidentale, contribuendo ad incrementare ulteriormente il raffreddamento delle lande eurasiatiche ad est degli Urali.

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Nei giorni a seguire l’insistenza di questo vasto ciclone extratropicale a cuore freddo riuscirà a spingere un blocco di aria molto fredda verso la Siberia centro-occidentale, ove si isolerà nei prossimi giorni un grande serbatoio di aria piuttosto fredda che spianerà la strada al grande raffreddamento tardo autunnale (“raffreddamento pellicolare”) che formerà il futuro anticiclone termico sulle vaste lande eurasiatiche.

Tale processo sarà anche favorito da una notevole estensione dei territori innevati di fresco, fino all’estremo nord della Manciuria e al nord della Mongolia, sottoposti all’effetto “Albedo”. Bisogna però tenere a mente che nei prossimi giorni, sul comparto siberiano centrale si assisterà ad un consolidamento, significativo, dell’attività ciclonica a carattere freddo, legata ad un abbassamento di latitudine del “lobo siberiano” del vortice polare che si posizionerà sulla Siberia centro-occidentale, sotto forma di un profondo e vasto ciclone extratropicale alimentato da masse d’aria molto fredde a tutte le quote in invorticamento, e da minimi di geopotenziale molto bassi in quota. Questa profonda figura ciclonica polare, contrastando da vicino il blocco anticiclonico presente sull’Asia centrale, e rafforzato dal “forcing” orografico tibetano (che in questo periodo dell’anno agganciando le onde anticicloniche produce robusti “blocking” anticiclonici su tutta l’Asia centrale e parte di quella orientale), favorirà la formazione di potenti “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto”), lungo la linea di demarcazione delle due figure dinamiche, che si proietteranno verso il Pacifico occidentale, rischiando di erodere l’onda troposferica atmosferica presente sul Pacifico settentrionale.

Il ramo principale del “getto polare”, in scorrimento sopra l’Asia settentrionale, schiacciato verso latitudini più meridionali dall’invasività del “lobo siberiano”, verrà costretto ad accoppiarsi con il ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale”, sopra i cieli della Cina e sul mar Cinese Orientale.

L’unione dei due “getti” in un unico flusso principale non farà altro che agevolare la nascita di diversi sistemi frontali e nuove profonde ciclogenesi fra la penisola di Corea e il mar del Giappone, dato l’incremento della vorticità positiva in quota (capacità delle masse d’aria ad invorticarsi), rimettendo così tutto in discussione.

Daniele Ingemi

 

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