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Costa Concordia: procede il recupero del carburante ma Greenpeace denuncia altri rischi

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naufragio concordia svuotamento 1Prosegue senza problemi lo svuotamento dei primi sei serbatoi della Costa Concordia. Alle 10 di mattina di mercoledì 15 febbraio erano stati già svuotati 600 metri cubi di carburante dai primi tre serbatoi. Il pompaggio prosegue al ritmo di 240 metri cubi al giorno (10 metri cubi all'ora). Entro cinque-sei giorni, secondo le previsioni della società Neri Smith, condizioni meteo marine permettendo, le operazioni dovrebbero terminare.

Entro il 15 marzo il comitato tecnico istituito per la Concordia, naufragata sulle coste del Giglio il 13 gennaio scorso, «dovrà dare una valutazione sulle soluzioni per la rimozione dello scafo, soluzioni che dovranno pervenire entro il 3 marzo». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, al question time alla Camera. Clini ha sottolineato poi che è in corso un monitoraggio costante «fondamentale per le operazioni in corso e quelle future». 

«Le preoccupazioni ambientali sono sempre state davanti ai nostri occhi ma ogni tipo di allarme in questo momento è del tutto ingiustificato e privo di fondamento», ha detto il sindaco dell'Isola del Giglio Sergio Ortelli, al termine dell'audizione con la VI commissione territorio e ambiente della Regione Toscana.
«Ogni preoccupazione», ha aggiunto Ortelli, «viene mitigata dal bagaglio di conoscenze e da tutto quello che la protezione civile e gli addetti hanno messo in campo. A oggi non ci sono elementi di inquinamento secondo i dati scientifici di Arpat e Ispra sul mare. Stessa cosa per quanto riguarda la stabilizzazione della nave».

Fa eco a queste dichiarazioni la preoccupazione di Greenpeace che dal suo portavoce dichiara: l’allarme lo aveva lanciato il capo della Protezione Civile Gabrielli che aveva spiegato, una settimana dopo il naufragio della Costa Concordia, che anche se non era fuoriuscito del carburante, il disastro ambientale ci sarebbe stato comunque. Secondo quanto affermato in occasione di una conferenza stampa, ci sarebbero oli, vernici ed altre sostanze chimiche che sono state riversate in mare e che possono provocare ingenti danni all’ambiente. Ma se già questo quadro ci sembrava fosco, Greenpeace lo tinge con colori ancora più scuri dato che afferma che questa dichiarazione non fa altro che sottovalutare il problema.

Ed in effetti, come abbiamo visto nei giorni successivi, ci si è concentrati sul carburante che proprio negli ultimi giorni ha cominciato a defluire dai serbatoi della nave, e ci si è dimenticati in fretta di tutto il resto. Tra le sostanze più pericolose c’è sicuramente la candeggina, che secondo le stime ammontava a circa una tonnellata sulla nave. Questa infatti può produrre in acqua i trialometani, dei composti cancerogeni per l’uomo.

Speriamo che la nave possa essere rimossa tutta intera perché se si dovesse spezzare finirebbe in mare di tutto, provocando un disastro ambientale che nemmeno un rapporto dettagliato come il Toxic Costa di Greenpeace può stimare. Il pericolo peggiore però deriva dal carburante IFO380, talmente pericoloso da essere vietato nella zona dell’Antartico e che sarebbe devastante per l’uomo, ma anche per la fauna marina ed i coralli. E’ evidente che la paura per la Concordia non è finita con la messa in sicurezza del carburante, e non passerà finché la nave non sarà trasportata in un luogo sicuro. Permangono quindi ancora molti dubbi su questa vicenda ambientale che riguarda una delle nostre isole più belle.

Vincenzo Ficco mpi end{jacomment on}

 

 

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