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Parco Regionale dei Monti Lucretili: la natura che sboccia a due passi da Roma

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NEVE LUCRETILISi estende a Nord Est di Roma tra la Valle del Tevere e quella dell'Aniene, sulla propagazione meridionale del gruppo dei Monti Sabini. Il territorio del Parco accoglie i comuni di Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Marcellina, Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri, Vicovaro, Roccagiovine, Licenza e Percile in provincia di Roma ed i comuni di Orvinio, Poggio Moiano e Scandriglia in provincia di Rieti. L'Ente di gestione di diritto pubblico e strumentale della Regione Lazio, si avvale della Comunità del Parco (in cui insistono i rappresentanti dei suddetti comuni e della IX, X, XX Comunità Montana del Lazio.

L'uomo fin dalla preistoria ha frequentato queste montagne; ne sono testimonianza i ritrovamenti di manufatti litici risalenti al Paleolitico nei settori interni al gruppo, in particolare nelle aree degli altopiani carsici e le attestazioni di insediamenti risalenti al momento di passaggio tra l'età del Bronzo e l'età del Ferro (abitato su altura di Monte Morra).

In età romana l'intera regione viene capillarmente popolata: numerose sono le presenze archeologiche diffuse nel territorio riferite a castra militari, legati all'espansione romana a spese delle popolazioni eque, oltre che a insediamenti dal carattere stagionale, probabilmente in relazione con le attività di transumanza. Anche la destinazione a coltivi della fascia pedemontana in età romana è attestata dalla presenza di una imponente serie di opere di terrazzamento per il modellamento dei pendii acclivi.

A partire dalla fase tardo repubblicana (III sec. a.C.) si assiste ad una capillare realizzazione di insediamenti stabili a carattere rustico-residenziale che subirà un ulteriore sviluppo in età imperiale. 
L'evidenza archeologica di maggiore interesse dell'area è il complesso della villa del poeta Q. Orazio Flacco a Licenza, dove l'interesse strettamente archeologico si fonda sull'elevato valore costituito dalla memoria storica di questi luoghi. Le testimonianze medievali sono rappresentate, tra gli altri, dagli imponenti resti del castello di Castiglione (Palombara Sabina) e di Montefalco (Monteflavio) che costituiscono esempi di estremo interesse per la lettura offerta dall'impianto planimetrico.

I centri del Parco conservano testimonianze architettonico-monumentali di primo piano offerte sia dalle singole emergenze sia dalla complessiva struttura urbanistica dei paesi di origine medievale: ne sono esempio il tempietto rinascimentale di S. Giacomo a Vicovaro, l'importante complesso romanico di S. Maria in Monte Dominico (Marcellina), il castello quattrocentesco di Moricone e il castello Orsini-Borghese di San Polo dei Cavalieri, il complesso romanico di S.Giovanni in Argentella nei pressi di Palombara Sabina, gli schemi planimetrici dei centri di Licenza, Percile, Montorio Romano, Scandriglia, Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri, Roccagiovine, Poggio Moiano, Monteflavio.
Di particolare interesse il Ninfeo degli Orsini (XV sec.) a Licenza e il complesso cultuale di S. Maria del Piano ad Orvinio ubicato poco al di fuori dei limiti del Parco.

La Fauna

La fauna che frequenta gli ambienti del Parco ha indotto a sottoporre questo territorio ad un regime di tutela attiva. L'intero territorio del Parco coincide con l'areale di caccia di una coppia di Aquila reale nidificante nelle aree dominate dagli aspetti rupicoli, che si può osservare volteggiare a grandi altezze nei cieli di queste montagne.
Altre rarità hanno trovato rifugio all'interno dell'area protetta come la coturnice che, in piccole brigate, si può incontrare sui pascoli montani o ancora la martora che frequenta i boschi maturi dei settori interni.

I corsi d'acqua costituiscono l'ambiente idoneo alla persistenza di specie localizzate come la rara salamandrina dagli occhiali, l'ululone dal ventre giallo e il merlo acquaiolo. 

Tra i predatori, sporadicamente frequentano l'area il lupo, che si spinge fino ai rilievi prospicienti la pianura, e il gatto selvatico.

Nell'inverno del 1998 è stato osservato un esemplare di orso marsicano a testimoniare come la tranquillità e la protezione offerta da un'area tutelata possano rappresentare lo stimolo per la ricolonizzazione dei territori da parte di specie considerate localmente estinte. La macchia della fascia basale ospita popolazioni di istrice e tasso, mentre nei boschi mesofili, nei querceti e nelle localizzate aree rimboschite non è difficile osservare lo scoiattolo.

La Flora

L'attuale popolamento vegetale del Parco è derivato dall'interazione di fattori quali l'adattamento alle condizioni ambientali e l'incisiva azione delle attività antropiche che hanno influito sulla formazione degli aspetti forestali dell'area protetta.
Nella fascia altimetrica che corrisponde al piano basale (fino ai 600 metri), il versante occidentale e sud-occidentale del gruppo montuoso è caratterizzato da una copertura forestale dominata da consorzi floristici della macchia mediterranea e più spesso della macchia alta a leccio. Fillirea, lentisco, cisto, mirto, vegetano insieme a specie che prediligono i suoli basici calcarei, come il terebinto, nelle fittissime foreste dei versanti del Monte Matano o nell'area del Monte Le Carbonere. 


Queste formazioni forestali si arricchiscono di specie di origine balcanica-orientale che rappresentano la peculiarità botanica del Parco: l'albero di Giuda, il carpino orientale e soprattutto lo storace, un arbusto dalla bellissima candida fioritura che in questo settore della catena sabina ha trovato le condizioni adatte per una diffusione localizzata all'estremo occidente del suo areale di origine. Estremamente fitte sono le formazioni del querceto misto impostate sui versanti più esposti mentre nelle aree interne, dal clima più fresco e umido, prevalgono le foreste caducifoglie mesofile con maestosi esemplari di acero di monte.
I caratteri montani della vegetazione sono rappresentati da faggete in climax locale che conservano esemplari arborei di dimensioni notevoli come ad esempio nell'area dell'antico tratturo di Valle Cavalera.

Sulle sommità dei rilievi, sede di antiche aree pascolive, si incontrano lembi di praterie montane con specie botaniche di estremo interesse come la Carlina acaulis e l'Iris sabina, un endemismo di questa porzione appenninica. In tutti gli ambienti si può osservare la fioritura delle orchidee, classificate in circa sessanta entità tassonomiche. Complessivamente la superficie forestale del Parco raggiunge il 70% dell'intero territorio, tale stima comprende anche le estese aree dismesse dalle passate attività agricole e di allevamento ora in parte occupate da caratteristiche formazioni del pascolo cespugliato. Una delle caratteristiche peculiari della fascia pedemontana del settore sabino e tiburtino del Parco è rappresentata dai suggestivi oliveti impiantati sui versanti montani favoriti da una migliore esposizione e regolarizzati attraverso una fitta rete di terrazzamenti in opera a secco.

Itinerari

La rete sentieristica del Parco è composta da 53 sentieri ufficiali per una lunghezza di oltre 230 km, sono presenti agli incroci dei sentieri, delle frecce segnaletiche con indicate le località a distanza vicina, media e lontana da raggiungere con i relativi tempi di percorrenza.
Si ricorda che per facilitare chi vuole viaggiare esclusivamente a piedi è stato fatto in modo che dal capolinea delle autocorriere di ciascuno dei 13 Comuni del Parco inizi sempre un sentiero facente parte della Rete, anch'esso segnalato da tabelle, in modo tale da permettere ai visitatori di arrivare al Parco e ripartire senza difficoltà.

Di seguito alcuni video fonte You Tube tratti dal programma televisivo Geo e Geo.

Vincenzo Ficco mpi end{jacomment on}

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