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Vulcanologia

Tutto quello che c'è da sapere sui vulcani (parte 8): I VULCANI IN ITALIA

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Ultima puntata del nostro percorso sui vulcani, focalizziamoci sul nostro territorio.

vesuvio d0In Italia sono presenti vulcani attivi, quiescenti e anche numerosi vulcani estinti.

Analizzeremo brevemente 3 principali vulcani: i casi dell’Etna e del Vesuvio e la particolarità dei Campi Flegrei.

Partiamo dall’Etna, la cui attività come già accennato in precedenza è quasi esclusivamente di carattere effusivo, di conseguenza il rischio per l’uomo derivante da tale complesso è abbastanza basso.

L’Etna offre periodici "spettacoli pirotecnici" liberando quindi la propria energia molto gradualmente senza pericolose esplosioni. La sua attività eruttiva conferisce al vulcano una forma di vulcano a scudo. Per l’Etna è in funzione un dettagliato sistema di sorveglianza in grado di rilevare anche piccolissimi rigonfiamenti del vulcano sulla sua superficie. Il vulcano è alto 3300 metri con un diametro del cratere di circa 30 km.

Per altri vulcani invece il discorso è molto diverso, non avendo queste valvole di sfogo periodiche possono rimanere inattivi per lunghissimi periodi anche nell’ordine delle centinaia d’anni. Di questa categoria fa appunto parte il Vesuvio.

La più famosa eruzione del Vesuvio è senz’altro quella del 79 d.c. classificata come indice VEI 5 e che produsse una distruzione quasi totale dell’area circostante, ossia Napoli. Il 24 Agosto del 79 d.c. il Vesuvio esplose con grande stupore degli abitanti della zona (allora sotto il dominio dei romani). L’evento catastrofico fu preceduto da uno spaventoso fragore dovuto all’espulsione del tappo di lava che ostruiva il condotto vulcanico.  Il vulcano erutta esplosivamente lanciando in atmosfera lapilli, ceneri e gas roventi.

A Pompei la popolazione andò in comprensibile panico cercando di rifugiarsi nei luoghi pubblici e templi, ma le strutture non ressero all’urto causando moltissime vittime. E anche chi riuscì a sopravvivere in questa fase ebbe poche speranze di fronte alle ceneri atmosferiche lanciate dal Vesuvio, aggravando il bilancio delle vittime. La mattina del giorno seguente l’eruzione entrò nel suo culmine e fu in questa fase che vi fu la discesa dei flussi piroclastici dai pendii del vulcano distruggendo Pompei ed Ercolano.

Seguirono eruzioni più deboli anche in età medioevale ed età moderna; l’ultimo segnale di vita del vulcano risale al 1944 quando venne ampiamente ripresa e documentata dalla truppe angloamericane che occupavano la zona in quel periodo, impegnate nella liberazione dell’Italia dalle truppe nazifasciste della seconda guerra mondiale. Da quel momento il Vesuvio è entrano in un’insolita lunga fase di quiescenza che costringe i geologi a tenerlo sotto stretta osservazione, e non è affatto escluso che in futuro vi siano nuove forti esplosioni.

vesuvio d0

Un discorso a parte va riservato ai Campi Flegrei.

Campi Flegrei fanno parte della suggestiva quanto pericolosa categoria dei supervulcani. La caldera sotto Campi Flegrei si è formata in seguito a due gigantesche eruzioni esplosive avvenute 36 mila e 14 mila anni fa.

La più antica eruzione è nota come "eruzione del tufo grigio campano", un evento esplosivo che ha messo in posto da i 100 e i 150 km3 di magma; la seconda (eruzione del tufo giallo napoletano) ha emesso una quantità inferiore, circa 25 km3. In quest’area, dove risultano ben evidenti i fenomeni di vulcanesimo secondario(temperatura superficiale fino a 150°C), è presente probabilmente un enorme bacino magmatico posto tra 8-10 km di profondità e che interesserebbe un’area di ALMENO 100 km2.

E’ l’unico supervulcano situato nel continente europeo ed è stato individuato confrontando le ceneri emesse durante l’eruzione del tufo grigio campano. Confrontando le ceneri presenti in Grecia, Russia, e in altri paesi europei oltre all’Italia, è stato evidenziato come provenissero tutte dai Campi Flegrei. La sua eruzione probabilmente scagliò ceneri e materiale piroclastico di vario genere fino a 50 km di altezza e ricomprendo di una spessa coltre di cenere tutta la regione Campania, estendendola tramite i venti atmosferici a tutta l’Europa.

L’attività che ha generato le due gigantesche esplosioni non è affatto sopita e questo lo possiamo capire da due fenomeni: il primo già citato in precedenza riguarda la temperatura superficiale, il secondo (particolare nel suo genere) vede un progressivo abbassamento e sollevamento dei suoli, meglio noto come bradisismo.

Questo fenomeno dà l’impressione come sotto l’area si trovi "un gigante che dorme e che respira". Di recente i fenomeni di bradisismo sono stati osservati nel 1972 e il 1984 quando gli abitanti di Pozzuoli hanno visto sollevarsi a vista d’occhio il livello del suolo e addirittura alcune zone si sono ritrovate sollevate di 3 metri rispetto al passato.

Un metro naturale e speciale degli abitanti di Pozzuoli sono le colonne del tempio di Serapide; osservandole si nota nella parte inferiore una zona più scura e forata, tipici fori di animaletti marini che vivono al livello del mare, si è arrivati quindi alla conclusione che negli ultimi 2000 anni la terra è oscillata di circa 20 metri. Rispetto al Vesuvio, costituito da un cono centrale, qui la difficoltà sta anche nel capire dove di preciso potrà avvenire una nuove esplosione e ciò rende complicata l’attuazione di piani di emergenza efficaci.

Il bradisismo può essere un segnale precursore, infatti nel 1538 d.c. (l’ultima eruzione dei Campi Flegrei) il suolo si sollevò di 7 metri e poi vi fu un’eruzione, ma allo stesso tempo è insidioso in quanto ad oggi il terreno si è sollevato di 3 metri ma non vi è stata alcune eruzione. Il supervulcano è però ancora vivo, ma in stato di quiescenza, e quindi si può affermare che sicuramente vi sarà una prossima eruzione, anche se al momento è impossibile stabilire quando.

Ad oggi si stanno mettendo in atto anche progetti per lo sfruttamento di questo supervulcano, infatti si stanno provando trivellazioni fino a 5 km di profondità per cercare di ricavare e sfruttare il calore proveniente dal sottosuolo. Anche qui però occorre fare attenzione a non "svegliare il gigante che dorme". 

Solfatara

Luca De Feo

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