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Editoriali

Il FALSO mito delle previsioni METEO delle APP

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L'utilizzo spesso esagerato delle App nelle previsioni meteo.

appConcerto di Eric Clapton: che tempo farà tra dieci giorni, alle ore 21.00 al Central Park di New York? Mano allo smartphone e il tempo non ha più misteri. La risposta corretta sarebbe invece un’altra: just an illusion, tradotto in italiano: previsione impossibile.

E' un modo sicuramente unico e singolare per iniziare la nostra consueta chiacchierata, ma che vuol essere volutamente d’impatto affinchè sia chi “ama” la meteorologia, sia chi semplicemente lo usa, stiano in guardia dalla meteo tanto al chilo. Al centro dell’attenzione, ovviamente, le gettonatissime APP meteorologiche, qui discusse per dare a Cesare quel che è di Cesare e dimostrare la loro quasi pressoché totale inutilità.

“Ooops, ma a questo punto cade un mito”, annuirà tra se e se qualcuno pensando alla sua APP, così carina da dar del filo da torcere alla propria moglie-fidanzata. “Questo è pazzo”, penserà qualcun altro rivolgendosi al sottoscritto come se fosse stato colto da “delirium omnipotens”.

Ma perchè queste APP non sarebbero in grado di suggerirci correttamente le previsioni del tempo a grigliascala locale, perchè sarebbe tutta una sorta di "falsa"? Ve lo spieghiamo con parole spicce ma molto efficaci.

I simboli utilizzati nelle APP sono l’output grafico di un complesso algoritmo matematico che, con metodo invisibile all’utenza, estrae un dato numerico da un modello fisico-matematico. Ogni azienda che fornisce il servizio si appoggia infatti ai modelli previsionali e/o probabilistichi, quelli elaborati dai grandi Centri di Calcolo mondiali per simulare l’andamento dell’atmosfera, gli stessi, per intenderci, sui quali si basano le previsioni del tempo in versione integrale. Ebbene, in apparenza la soluzione di utilizzare un dato numerico e trasformarlo in dato grafico fruibile a tutti, by-passando la “noiosa lettura” dei vecchi bollettini, sembrerebbe geniale. E invece c'è nascosto, come sempre, l’intoppo.

Tanto per cominciare i modelli fisico-matematici suddividono l’area geografica di interesse in una vera e propria griglia, la cui risoluzione sia orizzontale che verticale varia di modello in modello ma che non scende al di sotto dei 20-25 chilometri (reali). Guardate la figura in altro a destra; se le leggi della Fisica fossero semplici calcoli dilettevoli, ogni volume all’interno della griglia potrebbe fornirci lo stato dell’atmosfera in un determinato istante e dunque permetterci di prevedere il tempo con una risoluzione pari appunto a 20-25 chilometri. Purtroppo invece le equazioni utilizzate nel procedimento previsionale sono talmente complesse (quindi non lineari) che per essere risolte devono essere ridotte in forma algebrica, quindi rese approssimate. Per questo motivo i dati disponibili non si riferiranno più agli spazi ai volumi posti all’interno della griglia, ma ai soli punti della griglia spag(procedimento consociuti ai più esperti come discretizzazione).

Ma questo osa significa? Che per ottenere una risoluzione minima, si dovrà procedere come se volessi disegnare un’onda e dunque collegare almeno 4-5 punti della griglia. Il che equivale quinsi a moltiplicare la nostra risoluzione per 4-5 ottenendo pertanto una risoluzione reale di circa 100 km. Per di più i punti su cui sono stati inseriti i dati di rilevazione, possono anche non coincidere con una data località. Si opera dunque un’ulteriore approssimazione, “spostando” il dato verso la località desiderata e mischiandolo con quello del punto di griglia più vicino (processo conosciuti anche come interpolazione) così da ottenere il dato medio di ogni piccolo volume d’aria.

Dunque, riassumiamo quanto detto: discretizzazione, interpolazione, aggiungiamoci anche insufficienza o eventuali inesattezze dei dati iniziali, passi di griglia di 100 chilometri, e siamo solo al tempo che potrebbe fare tra un’ora! Ma facciamo anche un piccolo passo indietro; andate a controllare la vostra APP sul vostro startphone; vi sta correttamente rappresentando il tempo di che fa adesso? Si, no, forse… e poi, risoluzioni minime di 100 chilometri e noi ci illudiamo di conoscere il tempo su un quartiere di Roma tra una settimana?

Se, come diceva il buon Lorenz, un piccolo errore ai dati iniziali, causa un processo a cascata che, nel processo di previsione, fa crescere di molto l’errore in via esponenziale con il passare dei giorni, va da sè che le nostre APP nel giro di poche ore diventano uno strumento assolutamente e praticamente inutile, addirittura dannoso per chi depone in esso false speranze. Non ci credete? Provate, quindi, a interrogare le vostre APP, chiedete il tempo previsto sulla vostra località tra 15 giorni a una data ora, annotate i dati previsti in questo momento e poi andateli a ricontrollare tra un’ora, tra sei ore, domani, dopodomani, giorno dopo giorno. Non avrete che prender nota dei numerosi cambiamenti, di tastare con mano la loro quasi totale inutilità.

Purtroppo per noi, cari amici lettori, la Meteorologia fa eccezione con il resto del mondo. Qui la scienza non fa passare lo straniero. Qui le mode non attaccano. Qui non si possono sfornare strumenti predittivi modello Nostradamus. Qui non è consentito barare, ne tanto meno banalizzare. Qui all’alba del terzo millennio, le uniche previsioni affidabili (seppur anch’esse approssimate) rimangono quelle “noiose”, fruibili dai bollettini, magari antiquate e antipatiche, ma che lasciano ancora all’utente la discrezionalità, l’iniziativa di interpretare le parole, l’intuito per capire in proprio il tempo che farà, l’abilità concreta di immaginarlo sulla propria località.

Un procedimento che sa di retrò ma che ci permette ancora di usare il cervello, ci consente ancora di rimanere legati con l’ultimo filo di lana al mondo reale. E di questi tempi, scusate se è poco…

Luca Angelini

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