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Perché è così difficile prevedere la neve in pianura nelle zone temperate?

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neve o non neveInteressantissimo questo articolo dell’americano Dott. Cliff Mass, professore in Scienze Atmosferiche.

In questo suo articolo ho potuto riscontrare molte similitudini nelle difficoltà che si incontrano nel prevedere la neve sul versante tirrenico italiano, esposto naturalmente a un bacino marino mite e protetto alle spalle da un’alta dorsale appenninica, rispetto alla stessa tipologia di previsioni per le zone di pianura continentali come quelle del nord Italia, o per le zone pianeggianti del versante adriatico, completamente esposte ai freddi venti dell’Europa continentale.

Ma passiamo al corpo dell’articolo del Dott. Cliff Mass:

I meteorologi possono produrre le previsioni di tempeste in maniera pressoché precisa praticamente sempre, prevedere agevolmente temperature calde da record o inquadrare con semplicità le ventilazioni marine in estate.

Ma le previsioni relative alla neve, pur migliorando, sono spesso in errore.

Perché? Beh, ci sono molti motivi.

1) Aver avuto la possibilità di prevedere la quantità di precipitazioni realmente giusta o avere una previsione di neve molto approssimativa.

Normalmente nella maggior parte dei giorni, le previsioni difficilmente parlano della quantità di precipitazioni, ma si concentrano soprattutto sulla probabilità che esse si verifichino.

Alla maggior parte delle persone non interessa se cadranno 1millimetro o 4 millimetri di pioggia, anche perché la differenza è difficile da notare.

Ma una differenza del genere sarebbe enorme e ben visibile per una previsione che riguardasse la neve.

Di solito c'è una proporzione di 10 a 1 tra la precipitazione nevosa contro la precipitazione sotto forma di acqua allo stato liquido.

Così, 1 millimetro di pioggia, se abbastanza fredda, corrisponde a 1 centimetro di neve ( le precipitazioni sono sempre riportate in termini di neve fusa, quindi acqua, prima di misurarla) .

Di conseguenza mentre la differenza tra 0,1 e 0,4 centimetri di pioggia passerebbe completamente inosservata, della differenza tra 1 e 4 centimetri di neve ci si accorgerebbe facilmente.

Ottenere la quantità di precipitazioni esattamente giuste è molto difficile, molto più difficile che ottenere la corretta probabilità di precipitazioni, rendendo così difficile prevedere la neve.

2) La cosa peggiore è che la maggior parte del tempo le temperature sono marginali perché possa verificarsi una nevicata.

Siamo proprio al limite tra pioggia e neve.

La ragione è in tutta l'acqua calda ( relativamente calda ) delle superfici marine nelle immediate vicinanze.

Nella normalità di tutti i giorni, un errore di pochi gradi relativo alla temperatura non sarebbe notato da nessuno (come la differenza tra 14,5 °C e 16 °C), ma si rivela un grande errore nel giorno in cui abbiamo temperature al limite per la neve. E’ molto difficile ridurre l'errore al di sotto di qualche grado.

3) E peggio ancora la temperatura dell'aria è influenzata notevolmente dall’evaporazione e dalla fusione di precipitazione ed è strettamente dipende dalla quantità di precipitazioni e dall'umidità relativa dell'aria sottostante.

Quindi dobbiamo ancor più ottenere l'esatta quantità di precipitazioni, l’esatto zero termico, l’esatta umidità relativa dell'aria al di sotto delle nubi precipitative per arrivare ad ottenere la giusta indicazione. E questo è molto difficile.

4) Ma c’è ancora di più. Per ottenere la giusta quantità della neve che cadrà, è necessario anche conoscere le caratteristiche della neve e cioè sapere se sarà densa (la neve bagnata è compatta) o leggera ( la neve secca è ariosa ).

Questo dipende dal tipo di cristallo e di temperatura, che possono determinare un rapporto variabile da 5 a 1 per la neve bagnata ( 1 centimetro di neve bagnata fusa corrisponde a un accumulo di 5 centimetri ) e 20 a 1 per quella secca ( 1 cm di neve fusa secca corrisponde a un accumulo di 20 centimetri ).

5) C’è ancora un altro problema. La neve è così rara e necessita di tali condizioni anomale per verificarsi, che i meteorologi ne hanno meno pratica ed esperienza rispetto a ciò che è più tipico e frequente nel normale clima.

E’ più usuale imbattersi in fasi di caldo umido in estate, abbastanza facile essere alle prese col freddo secco in inverno quando si ha alta pressione e ventilazione proveniente da est o da nord, ma è assai più raro che ci siano condizioni di freddo e umidità giuste per la neve in regime ciclonico.

I meteorologi sono come chiunque altro: si guadagna abilità con la pratica e solo i veterani hanno un sacco di casi affrontati nella realtà, che confluiscono quindi nella loro esperienza. Ma anche questo non è sufficiente, in quanto la modellazione e i sistemi di osservazione sono cambiati molto nel corso degli anni.

6) Si può continuare a pensare che sia facile prevedere la neve?

Beh, i meteorologi delle varie località hanno ancora più problemi da affrontare e cioè la moltitudine degli effetti locali dovuti alle caratteristiche del territorio.

Il potenziale per la neve è generalmente molto più basso nelle vicinanze di corpi idrici locali ( fiumi o laghi ), che mitigano la temperatura, in particolare vicino al livello del mare.

Le possibilità aumentano notevolmente appena si sale a livello collinare. Anche soli 100 metri possono fare un mondo di differenza.

Abbiamo altri fattori di tipo orografico, come stretti canaloni tra piccoli rilievi locali, non elevatissimi ma dove l’aria fredda scorre incanalata, oppure zone di convergenza locale, sempre determinate dalla presenza di piccoli rilievi, dove l’aria fredda sfocia naturalmente a contrastare con quella umida in arrivo e che producono aree di maggiori precipitazioni e talvolta di neve quando contemporaneamente nelle vicinanze piove solamente.

Oltre a quelli menzionati ci sono decine di effetti locali non menzionati, ma che concorrono a che siano favorite o rese difficili le condizioni perché si possano verificare precipitazioni nevose.

Luciano Serangeli mpi end

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